Jalen Duren - Detroit Pistons
Jalen Duren - Credit: Nic Antaya/Getty Images

Film Room: Jalen Duren

L’atmosfera attorno ai Detroit Pistons non può essere soltanto pesante e oppressiva. Certamente i risultati non hanno destato alcunché di auspicante di buone sensazioni. A stretto contatto con gli Washington Wizards per l’ultimo posto nella Eastern Conference (12-56). Ma se il rebuilding pareva dover intraprendere una differente direzione con l’arrivo di Monty Williams e il rientro a pieno regime di Cade Cunningham, la realtà si è tramutata in tutt’altro. Ciò nonostante, seppur diventa necessario intraprendere quantomeno un accenno di svolta che dia conferme riguardo questi anni trascorsi, è ancor accettabile inquadrare questa stagione come all’interno del periodo di transizione. Inoltre, sussistono degli aspetti da cui trarre positività per il futuro dei Detroit Pistons. E Jalen Duren è sicuramente uno di questi, assieme a ciò che sta mostrando Simone Fontecchio.

Ancora nemmeno ventunenne (li compirà il prossimo 18 novembre), Jalen Duren sta esplorando nuove aree del proprio gioco. Prima di tutto, raggiunge questo punto traendo beneficio da più libertà e un ruolo più definito. Trattasi di un momento chiave per la sua crescita, di nuovo riferito a un giovane al solo secondo anno in NBA. Ciò che traspare è che Monty Williams vede in Jalen Duren molto più di un lungo dotato di abilità come rimbalzista e lob threat. Nella stagione 2022/23, con 24.9 minuti di media, il prodotto di Memphis registrava 35.8 tocchi di palla con un 13.0% di USAGE (qui per scoprire tutto sulle statistiche avanzate). I due dati sono passati a 58.1 (secondo in squadra dietro Cunningham) e 16.9%, in 29.7 minuti. A questo corrisponde una crescita nelle principali voci statistiche: +3.4 tentativi dal campo, da 61.1% a 77.3% dalla linea del tiro libero, +3.0 rimbalzi e +1.4 assist.

Lo screening di Jalen Duren

Jalen Duren conclude più possessi da Roll Man (da 1.4 a 2.7) e con più efficacia (da 1.24 a 1.35 PPP) rispetto alla passata stagione. Una situazione che ha netta incidenza su quel crescente volume di tiri dal campo data la pressoché totale frequenza al ferro (71%). Il ritorno di Cunningham ha una valenza decisiva, maggiore per i Detroit Pistons di quanto lo è singolarmente per entrambi. Ossia che il fit reciproco è un punto fermo dell’attacco ma il vero vincitore di questa partnership è la squadra per ciò che potrà andare a limare attorno. La connessione tra i due è chiave ed è davvero piacevole seguire gli sviluppi. Jalen Duren deve saper leggere rapidamente quando il palleggiatore ha preso vantaggio, sia direttamente dal blocco o con il reject. Quando il drop è profondo, trova forza in atletismo e verticalità per raccogliere passaggi puntuali. Il tipo di maturità auspicato con la palla in mano da parte di Cunningham si vede nella prima clip. Appena preso il blocco ha spazio e visione per un passaggio schiacciato per lo short roll di Jalen Duren, Allen è conservativo quindi può prendere un secondo palleggio. Da notare cosa crea, Mitchell in lato debole decide di non ruotare al ferro, mentre Strus non si separa da un tiratore come Bogdanovic. Da qui ha tempo e tocco per alzare un lob al compagno.

In questa stagione, soltanto Domantas Sabonis (6.0) e Rudy Gobert (4.9) hanno un dato più alto di Jalen Duren (4.8) in screen assists. Questa metrica riporta il numero di volte in cui un attaccante segna un canestro direttamente da un blocco portato dal compagno. Il lungo dei Pistons è già abile ad apportare blocchi di qualità. A fianco di qualità individuali si devono combinare tiratori e palleggiatori che possano attirare aiuti difensivi e attaccare il pitturato (ancora il potenziale impatto di Simone Fontecchio nella scelta dei Detroit Pistons). Questo lo può mettere, in maniera dinamica, di avere delle buone ricezioni. In queste clip si vede il tipico gioco che vede l’utilizzo di un ghost & flare screen. Da notare le differenze in cui viene fronteggiato: nel primo possesso, Gafford è a contatto con Jalen Duren e costretto a uscire su Bogdanovic che serve il rapido slip. Mentre nei successivi, la partenza direttamente dal palleggio inevitabilmente richiama gli scivolamenti del rim protector, con Jalen Duren in arrivo da dietro. Se in precedenza la citata frequenza di tiri al ferro è al 71% in questa stagione, è in calo del 7% dalla precedente. Questo a fronte di un pari aumento di tentativi dallo short midrange (da 20% a 27%) e situazioni di questo genere sono un esempio valido di produzione.

Un’altra fonte relativa a questa zona di campo è l’attività da short roll. Si tratta di una componente fondamentale che ogni lungo moderno deve possedere e che spesso rappresenta un differenziale. Tanto contro difese che giocano in drop ma restringono comunque gli spazi con i difensori lontano dalla palla (clip 1, Bridges e Martin), oppure in ‘Ice‘ (clip 2, difesa che intende tenere sul lato). Ancor più contro coverage al livello del blocco o aggressivi (clip 3-4). In ogni caso, Jalen Duren deve anzitutto avere rapidità a ricevere e concludere in quel ristretto lasso di tempo che precede l’arrivo del lungo. Ma in questi casi diventa ancor più positivo mantenere il vantaggio per i compagni. Attraverso dei passaggi di uscita, nelle relative clip si vede come la rotazione interna avviene da entrambi i lati. Spesso in uno dei due c’è un 2 contro 1 dove gli attaccanti devono saper complicare la posizione del difensore con dei tagli o ampliando la distanza del recupero. Sono dei processi su cui acquisire sempre più familiarità e riconoscere la preziosità nel valore di questi passaggi rispetto a tiri a minor percentuale attesa. In stagione, Jalen Duren ha il quinto numero di passaggi realizzati da paint touch (2.2). Più si convertiranno in chance di qualità e più accrescerà il suo impatto, talvolta ancor più di una ricerca di presa di posizione spalle a canestro o tiri non ancora perfezionati.

Dalle mani di Jalen Duren

Ben più che in relazione allo scoring, il ruolo offensivo di Jalen Duren si è espanso con l’influsso del playmaking. Dalla passata stagione il numero di passaggi realizzati a partita è passato da 27.3 a 44.7 (ora secondo dietro Cunningham). Di conseguenza, la percentuale di canestri realizzati assistiti ha seguito lo stesso andamento, da 6.9% a 12.5%. Nel vedere giocare i Detroit Pistons, si nota la moltiplicazione di situazioni dove Jalen Duren porta su palla o i compagni lo servono prima di entrare in azione. Di fatto, uno degli ingressi più utilizzati è l’allineamento 5-Out Delay con giochi su entrambi i lati. Questa è una delle circostanze (la seconda seguirà dopo) per cui i Detroit Pistons sono passati da 27esimi per possessi a partita conclusi da Handoff (3.3) a 16esimi (5.1). Questo mette alla prova la capacità di lettura di Jalen Duren secondo i movimenti dei compagni e reazioni difensive. In clip 1, si nota nell’interscambio in lato debole cosa significa la presenza di un tiratore con gravity e l’implicazione per il palleggiatore. Mentre nelle successive, serve il giocatore usato come bloccante, nel caso dei Clippers dopo cambio difensivo. Questa è la chiara nuova veste di Jalen Duren come iniziatore offensivo, rispecchia l’identità di alcuni lunghi nella Lega più esperti. Poter iniziare fin da giovanissimo a godere di tale libertà, a cui corrisponde sempre un pari se non più ampio volume di responsabilità, è un primo passo deciso.

Ed ecco un altro elemento che promette bene per il futuro perché già in fase di lavorazione e con dei primi risultati. Sempre da questo allineamento, con il break aperto da lui o servito dai compagni, se non premia l’azione di blocco lontano dalla palla la usa a proprio favore. Con forza, aggressività e controllo del corpo possono generare canestri non assistiti. Quei movimenti a salire in uscita delle guardie essenzialmente tolgono un aiuto difensivo su uno o entrambi i lati, liberando gli angoli. Questo permette a Jalen Duren di attaccare in single coverage, in condizioni di ampie spaziature ad aprire il centro dell’area. Un dato interessante, come altri ben riconducibile a ciò che poi effettivamente si vede in campo. Nella stagione 2022/23, in 66 gare, il numero di penetrazioni era pari a 16, con 8 tentativi dal campo (4 canestri realizzati). A oggi, in 52 gare, sono arrivate a 146 (2.8 di media), con il 51.2% dal campo (44/86) e una PTS% del 77.3%. Sono tutti pezzi di un puzzle che i Detroit Pistons hanno iniziato a realizzare riguardo lo skillset di Jalen Duren, mettendo insieme tattiche da cui può contribuire con passaggi, azioni di screen & roll o fino a iniziative individuali. Ancora fin troppo presto per parlare di pick-and-roll invertiti (clip 3) come qualcosa di stabile, ma di nuovo vedere già un lungo giovane come Jalen Duren poter offrire tanta varietà in termini di presenza offensiva è incoraggiante.

Come anticipato, vi è una seconda situazione sbloccata da Monty Williams che incide sulla fonte di gioco del Handoff nell’attacco dei Detroit Pistons. A cui riguardo è bene specificare che il dato relativo di efficacia è passato da 30esimo (0.82 PPP) a quarto (1.03 PPP) in questa stagione. Si tratta degli elbow touches, ossia di giochi generati stazionando la palla al gomito. Con Jalen Duren centro nevralgico da cui partire: questi tocchi, direttamente da lui gestiti, sono saliti da 1.9 a 5.1, a oggi il decimo giocatore in NBA sotto questo aspetto. Da qui permette di attivare il movimento delle guardie. Molto interessante il set nelle clip 1-2: da allineamento Horns, eseguono una misdirection (clip 1 Ivey e Burks) strumentali a una liberare lo spazio in ala forte per Zoom Action con Cunningham e liberare l’angolo in lato debole per il roll di Jalen Duren. Questo genere di attività, come anche quella nel terzo possesso riportato, evidenziano quanto è importante coinvolgere la difesa su più fronti e manipolare le spaziature complicando le situazioni di possibile aiuto. Come nella clip 3, dove soltanto Gordon può ruotare contro Jalen Duren ma lascerebbe scoperto un intero lato. Per il futuro, i Detroit Pistons ripartiranno per il meglio anche coscienti da quanto di buono possono trarre quando concentrati nell’esecuzione offensiva. E possedere un lungo pronto a sfruttare passaggi interni con tale verticalità e mobilità è uno dei punti da cui ripartire.

Alcuni spunti da passatore

Il concetto di playmaking hub legato a un centro si va diffondendo sempre di più nella NBA di oggi. Ma deve effettivamente rappresentare una fonte su cui lavorare e trarre vantaggio. Jalen Duren presenta potenziale per invertire i giochi a due e iniziare con la palla in mano con guardie che si muovono attorno a lui. Nella Grenade Action in clip 1 si intravede quanto Bam Adebayo e Tyler Herro hanno sempre più perfezionato con lato libero. Come nella successiva, dove appunto Jalen Duren dimostra anche soltanto a livello di pensiero di poter convertire un servizio per i compagni in una conclusione individuale. Appena riconosce l’intento di aiuto di Porter Jr effettua lo scarico per battere il lungo closeout. Si tratta di situazioni dove spesso il lungo avversario è portato lontano dal ferro, risentendo di taglia in protezione. Ma pone in chi gestisce il possesso la responsabilità di passare da un’opzione all’altra con velocità e qualità nell’esecuzione, come ben mostrato nella clip 4. Questo ruolo da iniziatore o connettore attraverso passaggi consegnati o a premiare un taglio è certamente da monitorare. Soprattutto data la possibilità di mettere palla per terra e l’attenzione nel controllo del corpo. Per Jalen Duren sono numerose prove di tenuta che questa stagione può offrire. Inoltre, le diversità in situazioni di gioco testimoniano l’intento di Monty Williams nel definire delle chiare gerarchie offensive.

A oggi, Jalen Duren non possiede un ampio floor spacing, per quanto come raccontato si è già verificato una leggera transizione di tiri dal ferro allo short midrange. E sarebbe irrispettoso richiedere un fondamentale mai posseduto finora e che si va a sviluppare entro i primi due anni in NBA. Pur non rappresentando un requisito imprescindibile per il suo futuro, sarà interessante seguire gli sviluppi. Nel frattempo, deve concentrare il lavoro sul mettersi in visione e compiere decisioni veloci. Perché stazionando spesso in area, la congestione di difensori diretti o in rotazione è ampia, quindi si richiedono importanti tempi di reazione. All’interno di due estremi per cui non deve intaccare la possibilità del palleggiatore di andare al ferro, ma allo stesso tempo fornire una pronta opzione di passaggio. Nuovamente, sono momenti in cui Jalen Duren agisce tanto da finisher quanto da connector e il bilanciamento tra queste decisioni è l’elemento chiave da affinare. Perché comprendere che il reale giudizio su un giocatore non deriva unicamente dal numero di punti o tiri segnati. Bensì, già a vent’anni presentare un’attitudine mirata a creare per i compagni è forse il miglior output che i Detroit Pistons possono trarre dalla seconda stagione di Jalen Duren.

Seppur già è stato indicato come ogni voce statistica ha visto un incremento. Come nella metà campo difensiva, dove la reale prestanza impiega più tempo ad arrivare e anch’esso ben più legato a un concetto di squadra. Ma se nella stagione 2022/23 il defensive rating dei Detroit Pistons era invariato con o senza Jalen Duren in campo, attualmente è invece migliore di 3.0 punti su 100 possessi. Inoltre, gli avversari perdono 4.0% di efficacia nei tiri al ferro quando è in campo, (-0.3% nel 2022/23). Non trattandosi di qualcosa esclusivamente individuale, la presenza di Ausar Thompson e Simone Fontecchio è altrettanto impattante. Con i due in campo, le lineup dei Detroit Pistons registrano 108.6 PTI/100 POSS di efficienza difensiva, un dato che equivarrebbe al primo posto in NBA (1° Minnesota, 108.8). A ogni modo, ciò che deve destare maggior fiducia è la quantità di aspetti relativi all’investimento su Jalen Duren, ricordando che quando i Detroit Pistons cominceranno a funzionare e fare risultati, parte di quel lavoro ha le radici in questa stagione.

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