Zion Williamson, New Orleans Pelicans
Zion Williamson - Credit: NBA.com

Film Room: Zion Williamson

La stagione dei New Orleans Pelicans procede sotto traccia. Attualmente quinti nella Western Conference (42-26), all’interno di un vortice dove il margine di errore è davvero ristretto. Seppur stanno costruendo un cuscinetto nei confronti dei Dallas Mavericks, con tre vittorie che li separano dal primo posto nella griglia del Play-In. Inoltre, sono a stretto contatto dai Los Angeles Clippers, quarti e in top-10 in NBA come squadra sia in efficienza offensiva (117.1, 9°) che difensiva (111.6, 6°). Quest’ultimo aspetto filtra il maggiore ottimismo per la tenuta in situazioni delicate come quelle che si potranno prospettare. Il potenziale di questa squadra è voluminoso, ma presenta tratti di inconsistenza e delle lacune che possono risultare decisive, ma su cui stanno lavorando. A livello offensivo, il playmaking è un quesito che deve essere affrontato. Sin dall’inizio, non è presente a roster un riferimento a tutto tondo. A ogni modo, una scelta ben precisa ricade sulle spalle di Zion Williamson.

In una stagione che gli sta sorridendo dal punto di vista fisico, nasce l’investimento sul talento da passatore. E sta coincidendo con il miglior basket da lui offerto. Non si tratta di un processo deciso a priori, ma probabilmente frutto di decisioni con uno sguardo al futuro. Zion Williamson e Brandon Ingram sono cresciuti dal punto di vista di mettere in ritmo i compagni, e questo agevola il bilanciamento tra prima e seconda unità. Ma, con il contratto dell’ex Lakers in scadenza nel 2024/25, si può intendere di accelerare questa evoluzione di Zion Williamson. Da gennaio a febbraio, i suoi tocchi a partita sono passati da 51.4 a 65.6, con lo stesso numero di gare (11) e 67.3 a marzo. Inoltre, l’AST Ratio (numero di assist in media per 100 possessi utilizzati, qui una guida approfondita) ha seguito una tendenza in crescita in ogni mese. Da 19.3 a novembre, sino all’ultimo 22.3 che è il più alto mai raggiunto in carriera.

La parabola di Zion Williamson

Per la prima volta in carriera, Zion Williamson ha raggiunto i 10 assist in singola gara, e in ben tre occasioni. Quello che si assiste è un insieme di dettagli che accrescono la qualità del suo modo di processare il gioco. Mai è stata messa in discussione la potenza offensiva, ma il reale salto può avvenire quando si combina la creazione di passaggi vincenti per i compagni. Se questa è l’anticipazione dell’ufficiale rilascio del noto “Point” Zion Williamson, allora è bene citarne alcuni appunti chiave.

In pick-and-roll, sono tante le dinamiche che influiscono sul successo di questa situazione. Una è la facoltà di ricercare diversi tipi di bloccanti, secondo obiettivo e coverage atteso. Contro una guardia o in genere un difensore che non intende concedere il cambio, si parte al livello del blocco e spesso l’opzione è lo Show & Recover (qui una guida tattica approfondita). A seconda dell’altezza di campo a cui avviene, può anche risultare più difficile situarsi nelle vicinanze dello short roll. Se Zion Williamson riesce a rifiutare il blocco, ha una linea diretta verso il canestro. Ma un concetto fondamentale di queste clip, in particolare 1 e 2, è lo spacing. Gli altri tre compagni sono molto profondi, creando possibilità di avanzare per più palleggi in modo da leggere le rotazioni, se da low man o da lato forte. Mentre, nel terzo possesso mostrato si vede come Zion Williamson sta acquisendo sempre più familiarità nel riconoscere ciò che la difesa ricerca contro di lui. Questo si traduce in maggiori responsabilità da queste posizioni ed esigenza di compiere buone scelte continue per i compagni.

Parte del cammino sta nel acquisire familiarità contro ogni matchup che Zion Williamson affronterà ogni gara, identificando cosa è necessario per creare vantaggi. E pare che i compagni hanno piena fiducia nell’affidare a lui la direzione del gioco. Ad esempio, contro il drop coverage, chiave è l’altezza del blocco perché favorisce la presa di velocità. I New Orleans Pelicans non possiedono lunghi che rappresentano una reale minaccia dietro l’arco, ma l’impegno di Valanciunas nell’ampliare il range di tiro è meritevole di menzione. Questo può aiutare a dare maggiore libertà nel pitturato, ma di nuovo c’è un rinnovato approccio ogni qualvolta si trova in avvicinamento a canestro. Lo sguardo è periferico, attento a riconoscere se nei paraggi c’è un rim protector o un compagno è ben appostato per un tiro da tre punti. Quando avviene il cambio, e questa scelta se il personale difensivo lo permette è logica in quanto ferma sul nascere il gioco a due e se mantiene la palla davanti può permettere alla seconda linea di sistemarsi. Ecco perché Zion Williamson deve essere aggressivo, ma risuona la questione dello spacing a sua disposizione. Non soltanto in termini di agevolazione dal palleggio, ma anche come si costringe la difesa a trovarsi posizionata in aiuto e come i compagni reagiscono al vantaggio da lui creato.

Dalle mani di Zion Williamson

Nelle recenti settimane, Willie Green ha quindi liberato Zion Williamson fin dal primo passaggio da rimbalzo difensivo. Questa è la migliore stagione in carriera in efficacia realizzativa in transizione (1.37 PPP). Dal citato atletismo che lo rinvigorisce, questi sprint a tutto campo per un giocatore di questa portata fisica e atletica hanno un valore enorme. Perché rappresentano un magnete per una difesa rientrante, subito attenta a chiudere il pitturato ma creando sul perimetro dei recuperi da battere per i compagni. Si vede bene nella clip 2, Davis deve aumentare il ritmo per raggiungere Zion Williamson, collaborando con LeBron per fermarlo. Quindi, Russell deve momentaneamente prendere la corsa di Nance Jr., permettendo di ribaltare il lato per Jones. Ancora in clip 3, Joseph da lato debole chiama i compagni a creare un muro contro Zion Williamson. L’importanza della rim run di Marshall è notevole, pronta lettura per premiare Murphy da trailer. Quando avviene questo tipo di ricezione, lo spazio a disposizione è tale da poter portare a tiro o penetrazione in palleggio. Quest’ultima, nei primi secondi, è spesso un vantaggio netto per l’attacco che può solo che produrre conclusioni di qualità. Per Zion Williamson, è questione di vedere il comportamento difensivo e individuare il compagno più vicino in grado di giocare su questo.

Se la difesa è più ordinata e preventiva nella transizione, esistono sempre modi di essere efficaci. In questi casi, le spaziature collettive sono al servizio di Zion Williamson. Da quando apre con più frequenza il break offensivo, il drag empty corner è una soluzione messa in atto. La difesa è lecitamente non preoccupata da un tiro dal palleggio, nemmeno dalla media distanza. Ma concedere un ingresso profondo espone al rischio di metterlo a pochi metri dal canestro indisturbato. Da qui può attivare la sua esplosività e trovare agevolmente occasioni per sé o per i compagni. Una tale facilità a mettere i piedi in area è spesso imperdonabile contro Zion Williamson. Ma poter passare tramite questi giochi fin dall’inizio di un possesso cambia l’equazione e complica le scelte difensive. Il compito che è chiamato a rispettare comporta un riconoscimento continuo tra giocate che nascono da una visione su come gli avversari si adeguano contro di lui. Comprendere da dove può arrivare l’aiuto, in base all’esposizione di questo vedere quanto automaticamente sacrifica lo spazio a favore del compagno, o altrimenti se le condizioni gli donano una prospettiva di scoring individuale.

Il collettivo dei New Orleans Pelicans

Come visto, si incrementano le circostanze con Zion Williamson da primo palleggiatore. Allo stesso tempo, non devono mancare situazioni con partenza senza palla. Rientra nella imprescindibile versatilità tattica di cui devono disporre e che si collegherà a un tema presentato successivamente. I New Orleans Pelicans utilizzano spesso questo set che parte con un pick-and-pop strumentale a portare il lungo in punta per giocare una Chicago Action (pindown + handoff). Diventa interessante notare come in ogni clip la difesa è concentrata sul bloccare la partenza in palleggio. Sia i Suns che gli Heat hanno il difensore di Valanciunas al livello del blocco, non chiaro se intendono optare per un cambio ma rimangono entrambi puntati su Zion Williamson. Mentre i Nets da tipico coverage optano per cambio sistematico. A cui si aggiunge uno stunt profondo anche a un passaggio di distanza. Quello che si genera è un gioco a due con angolo vuoto, più difficile da contenere. Dettaglio importante e sintomo di una crescente floor awareness è l’attenzione nel non fermare il palleggio, questo tiene coinvolta la difesa in quanto preoccupata da una penetrazione. In realtà lo aiuta a monitorare il campo attendendo il momento migliore per compiere la rapida lettura per l’assist. Al contrario, nel terzo caso è fondamentale operare secondo la logica di liberarsi il prima possibile del pallone per complicare il recupero sul perimetro.

La maggiore centralità di Zion Williamson impone anche di circondarlo di giocatori abili ad aprire il campo e punire i vari tentativi di restringere gli spazi. L’imponente sforzo da slasher (definizione tipica di coloro con alta frequenza di tiri al ferro, 97% tra ferro e short midrange per lui) comporta l’arrivo di aiuti da entrambi i lati. Da qui, chi si trova nei pressi del suo posizionamento e cosa nasce da quando si libera del pallone è decisivo. L’imperativo offensivo è far correre dei rischi agli avversari, complicare il pensiero di staccarsi da un compagno per aiutare contro Zion Williamson. E i New Orleans Pelicans possiedono delle valide minacce, da Ingram e McCollum sino a Herb Jones e Trey Murphy, questi ultimi in piena fase di inquadramento del proprio skillset. Nelle prime due clip, Jones e McCollum compiono dei piccoli scivolamenti che allungano la distanza dal proprio difensore per godere di maggiore spazio per attaccare il recupero. Zion Williamson deve anticipare gli aiuti sul tempo e far uscire dei passaggi precisi, pronti a punire dalla ricezione. La creazione di un simile vantaggio può apparire semplice, ma dal momento in cui si riconosce la provenienza dell’aiuto si attivano dinamiche collettive che devono essere orientate a concretizzare in poco tempo. A questo proposito, è doveroso citare la stagione di CJ McCollum per adattamento al ruolo. Lo USAGE% (24.0) è il più basso dal 2015/16, secondo anno in NBA dove era in campo per 15.1 minuti a partita. Mentre registra il career-high in efficacia al tiro (57.2% EFG). Inoltre, tira con almeno il 40.0% da tre punti tanto dalla catch (40.5%, 4.8 3PA), che in pull-up (42.4%, 3.2 3PA).

Allo stesso modo, i New Orleans Pelicans ricercano azioni lontano dalla palla con Zion Williamson da passatore o primo palleggiatore. I benefici possono essere duplici, in quanto può sfruttare l’impegno della difesa sul lato opposto per avere più libertà in 1 contro 1. Oppure, premiare i tagli in uscita dei compagni. Si tratta di un concetto rilevante e comune per agevolare le proprie stelle, tema su cui eccellono gli Oklahoma City Thunder nei confronti di Shai Gilgeous-Alexander. In queste clip si nota come Zion Williamson avrebbe possibilità di attacco individuale a fronte di una seconda linea con occhi sui blocchi, seppur Hawkins potrebbe spaziare il campo ancora più profondamente. Contro i Mavericks, Hardaway dà le spalle alla palla e il low man è allontanato da McCollum. Oppure, la combinazione tra ghost e flare screen nella terza clip potrebbe aprire una linea di penetrazione sul lato destro. In stagione, hanno il sesto attacco più efficiente in azioni Off Screen (1.07 PPP, 4.2 possessi a partita). Inoltre, la pericolosità di coloro che beneficiano di questi blocchi, potrebbero liberarsi in una zona di campo dove, ad esempio da ricciolo, possono attaccare il pitturato. E poter avere Zion Williamson a un passaggio di distanza è un ulteriore vantaggio.

Per finire, permane la questione relativa alla coesistenza con Brandon Ingram. Le lineup con entrambi in campo (almeno 50 possessi) registrano 119.2 punti su 100 possessi di efficienza offensiva. Come indicato, Ingram andrà in scadenza nella prossima stagione, perciò non è precluso il fatto che la decisione di affidare responsabilità offensive a Zion Williamson contenga un messaggio implicito. Non c’è dubbio che entrambi beneficiano degli spazi che l’altro genera con la sua presenza e che ha impatto sulla self creation per sé e per i compagni. Entrambi viaggiano ad almeno 5.0 assist a partita e con uno USAGE maggiore del 28.0%. Ma finora la dimensione più idonea appare quella dove i due si trovano come leader tecnici di quintetti diversi piuttosto che costruire assieme un sistema. Sono loro che hanno la palla in mano, perciò diventa rilevante capire le condizioni per cui l’altro lontano sia in grado di apportare comunque un beneficio all’attacco. Talvolta si è visto a esempio un pick-and-roll giocato da Ingram dove trova lo short roll avendo due difensori sulla palla, aprendo un vantaggio numerico chiuso con un taglio dall’angolo da parte di Zion Williamson. Non devono necessariamente condividere giochi a due, ma con altri partner anche più adatti a loro e successivamente essere in grado di chiudere un possesso.

E soprattutto nei finali di gara, dove i New Orleans Pelicans combattono con risultati tutt’altro che soddisfacenti. In 24 gare concluse in the clutch (quando negli ultimi 5 minuti il divario tra le squadre è entro i 5 punti), la squadra ha il 26° offensive rating (101.2), la 29° TOV% (17.3). Inoltre, creano soltanto 1.4 tiri da tre punti (30°), convertiti con il 23.5% (29°). Una serie di indicatori che testimoniano la difficoltà a creare tiri e gestire dei possessi delicati dove l’aggressività difensiva sale di livello. Un importante banco di prova per Zion Williamson, data la nuova conformazione come point guard primaria di squadra.

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