NBA Finals Preview
NBA Finals Preview: Boston Celtics vs Dallas Mavericks

NBA Finals Preview: Boston Celtics vs Dallas Mavericks

È tempo di NBA Finals: i Boston Celtics e i Dallas Mavericks si apprestano a scendere sul più prestigioso palcoscenico. Il cammino che ha portato le due squadre sin qui è differente, soprattutto per il  confronto tra le avversarie affrontate nei turni della rispettiva Conference, ma rimane a ogni modo rimarchevole. Jayson Tatum, Jaylen Brown e compagni hanno proseguito a dominare offensivamente (106.8 PTI/100 POSS di efficienza offensiva a metà campo). Mentre con assoluto rispetto con uno dei migliori back court nella storia della NBA, la squadra di Jason Kidd ha instillato un’identità difensiva molto forte (92.8 PTI/100 POSS di efficienza difensiva a metà campo). Certamente, ridurre l’avvicinamento alle NBA Finals a questi due aspetti di gioco toglierebbe numerose possibili visioni tattiche. Da questo punto di vista, ci sono dei significativi spunti da rimarcare prima di cogliere ciò che accadrà dalla palla a due di Gara 1.

L’ultimo incontro avvenuto in stagione regolare da cui osservare alcune tendenze offensive e difensive risale al 1 marzo. Per cui è bene precisare il contesto: i Dallas Mavericks non avevano ancora definito il sistema difensivo che si è poi affermato sino a questo punto. Daniel Gafford e Derrick Jones Jr. uscivano dalla panchina e rimasero in campo soltanto 6 e 7 minuti.  Ciò nonostante, supportando l’eye test di quella partita, indicazioni statistiche individuali e di squadra e i punti solidi derivanti dall’attuale corsa ai Playoffs, si possono circoscrivere delle questioni che arricchiscano la narrativa delle NBA Finals. Quindi comprendere quali potranno essere i matchup decisivi, i coverage adottabili e adattati allo skillset avversario, così da individuare le principali sfide su entrambi i lati del campo.

NBA Finals Xs & Os: la difesa dei Boston Celtics

Sin dal primo possesso della sfida presa in esame, i Boston Celtics hanno scelto di assegnare Jayson Tatum a Dereck Lively. Questo permette più attitudine a cambiare il pick-and-roll con Luka Doncic, dal momento che i lunghi dei Mavericks non rappresentano una minaccia nell’attaccare i mismatch con la palla in mano. Questa è una scelta già attuata durante la serie contro Cleveland Cavaliers (Tatum su Mobley) e Indiana Pacers (Tatum su Turner). I Dallas Mavericks rimangono attenti nel portare Kristaps Porzingis o Al Horford nel gioco a due e questo apre al primo tema: la difesa sul palleggiatore. Presumibilmente, i Boston Celtics potranno iniziare le NBA Finals portando il lungo al livello del blocco per poi arretrare a protezione del ferro (“drop”). Quando in campo assieme, sarà importante notare il posizionamento di Luka Doncic e Kyrie Irving per complicare le scelte di aiuto difensivo, sia sul roll che sulla penetrazione.

In queste clip si vede come le due stelle dei Mavericks eccellono contro il drop coverage, riuscendo a tenere dietro il difensore (clip 1) o incrociando con il palleggio snake (clip 2-3). D’altro canto, questo permette ai Celtics di limitare le triple dagli angoli, elemento in cui si distaccano dal resto delle squadre ai Playoffs. Fino alle NBA Finals, hanno concesso soltanto 84 tentativi da queste zone di campo (il 6.9% di frequenza, 1°). In controparte, questo apre all’area del midrange: ma qui è bene distinguere tra long twos e tiri nei pressi del pitturato. Si tratta di soluzioni molto congeniali a Luka Doncic (36/70 FG, 51.4%) e Kyrie Irving (28/53 FG, 52.8%), perciò eccedere nell’utilizzo di questa strategia potrebbe esporre a continue scoring chances. Quindi sarà interessante notare il lavoro dei difensori attorno al pick-and-roll, per rallentare l’ingresso in area dal palleggio. Come ad esempio mostrato nell’ultima clip, con uno stunt alla linea del tiro libero che deve attivare una pronta lettura unita a decisione dalla ricezione per mantenere il vantaggio.

Da ben prima delle NBA Finals, la specialità della difesa dei Celtics risiede nella dotazione di un personale in grado di fronteggiare matchup di vario tipo. Quanto a Luka Doncic e Kyrie Irving, ben quattro potranno alternare la gestione dell’uno contro uno. Contro lo sloveno, le precedenti serie hanno evidenziato la fondamentale capacità di aggirare i blocchi e recuperare senza finire sotto il controllo del suo genio. Mentre Irving combina gioco con e senza palla che può rappresentare ulteriore fattore di stress. Appuntando che Jaylen Brown potrà essere il primo a prendere Doncic, Holiday su Irving con Derrick White ad agire in aiuto e Tatum a svolgere questo ruolo da difensore del lungo. Pur di nuovo sottolineando la forte intercambiabilità dei singoli.

In clip 2, gli accoppiamenti permettono di cambiare sul primo pick-and-roll e allo stesso tempo non subire il mismatch contro il lungo grazie al cambio al volo (“scram switch”) con Porzingis. Mentre nella successiva, assegnare un’ala al roll man di Dallas può disincentivare la scelta di condurre il gioco a due finendo con un isolamento pur non soffrendo in protezione del ferro alle spalle. A tal proposito, è bene porre attenzione sulle lineup con Horford e Porzingis in campo. Durante la stagione regolare, (1212 possessi totali), i cinque quintetti con più di 100 possessi hanno tutti registrato un net rating di almeno +14.0 PTI/100 POSS. Oltre al citato drop coverage, la predisposizione a cambiare sui blocchi e sostenere queste situazioni dal palleggio sono un’altra ragione per cui i Celtics concedono pochi tiri dagli angoli. Oltre che per intenzione ed efficacia nel forzare un extra pass, come visto nel primo possesso con il movimento X-out tra Holiday e Porzingis. Oppure, la scelta dell’ultima clip ricorda molto bene ciò che i Minnesota Timberwolves hanno adottato contro Nikola Jokic. White si concentra a rimanere su Lively, indirizzando verso il roaming di Horford da angolo mentre Holiday si mette a zona in lato debole. Una strategia con validità ma che deve fronteggiare visione e playmaking di Luka Doncic, oltre a uno svantaggio di taglia a rimbalzo.

La caratteristica della versatilità si ripropone anche in altre situazioni che porta i Boston Celtics a sfruttare i punti di forza dei singoli. Limitare il più possibile l’esposizione di punti deboli contro l’enorme talento di Luka Doncic e Kyrie Irving è una prerogativa. Arriverà un momento nella serie delle NBA Finals in cui sceglieranno di alzare il livello di aggressività sulla palla. Ma potranno tendere a iniziare focalizzando rotazioni e aiuti da determinati giocatori. Come ad esempio nelle clip 1 e 3: prima con numerosi pre switch per impedire ai Mavericks di portare Porzingis nel pick-and-roll. Poi con la “next defense”: dove un terzo giocatore (Holiday) si inserisce a prendere il palleggiatore a cui segue il cambio lontano dalla palla. Proprio a sottolineare il comportamento del difensore da Derrick Jones o PJ Washington in particolare e la fondamentale prestanza nel togliere libertà a Doncic e Irving una volta preso il primo passo di vantaggio dal blocco. Anche nella seconda clip c’è il dettaglio dello scambio di matchup tra Porzingis e Hauser per portare il lettone come low man e addetto a ruotare al ferro, di nuovo in lineup assieme a Horford. Si tratta di piccoli aggiustamenti che Dallas dovrà essere pronta a punire.

Le risposte dell’attacco dei Dallas Mavericks

Come detto, i Mavericks cercheranno di allineare i vari coverage presentati dai Celtics a delle scelte che possano creare le migliori condizioni per il proprio attacco fortemente accentrato sul pick-and-roll. Se Porzingis o Horford saranno accoppiati con PJ Washington, si moltiplicherà la sua attività da bloccante. Notare in clip 1 come Boston non ha indugi nel cambiare tra guardie e ali e il lettone si presenta al livello del blocco, battuto dal rapido slip. Questo assetto apre però al ruolo di Lively quando non coinvolto e forzato a un ruolo senza palla in partenza da angolo o dunker spot. Se i tempi di taglio non sono puntuali, il diretto difensore ricorre in meno preoccupazione a ruotare e permettere a Porzingis di concentrarsi sul palleggiatore. La ricchezza e diversità di approcci cambia per ogni squadra: nel secondo possesso mostrato Tatum finta soltanto un aiuto da lato forte, al contrario contro OKC quella rotazione sarebbe avvenuta con più decisione. La questione di Lively potrà portare i Mavericks a utilizzare nel corso delle NBA Finals PJ Washington e Maxi Kleber assieme. In 428 possessi in stagione regolare, i dati di efficienza si assestano a 122.0 PTI/100 POSS per l’attacco e 97.7 PTI/100 POSS per la difesa.

Dallas dovrà saper alterare la posizione di Porzingis portandolo lontano dal ferro, in quanto questo accoppiamento potrà portare un potenziale vantaggio a rimbalzo offensivo. Due sono i temi di interesse trasportabili dalla serie contro i Minnesota Timberwolves: il double drag (doppio blocco nei primi secondi), su cui Boston potrò cambiare il primo blocco ma il secondo spesso coinvolge il lungo. E l’uso del handoff con spazio per uscire dalla ricezione: da lì il palleggiatore potrà attirare due difensori è diventerà chiave mantenere il vantaggio. Oppure, come mostrato dalle ultime due clip, liberare il lato per i propri scorer dando possibilità di attaccare la linea di fondo o il centro.

PJ Washington ha l’aurea di essere un X-Factor di queste NBA Finals. Già nella serie contro i Minnesota Timberwolves ha visto un frequente impiego da bloccante. Questa scelta era soprattutto dettata dalla pressoché sistematica decisione di giocare aggressivi (“hedge”) quando Towns era inserito nel pick-and-roll. Il facilitatore era lo spacing che dava una ricezione più libera per compiere la scelta migliore. Inoltre, l’impressione generale è che, per quanto la capacità di convertire tiri da 3P è uno dei moti della corsa dei Mavericks e contro il drop potranno aprirsi tiri in pop, l’attacco dal palleggio e le decisioni che seguono possono moltiplicare le possibilità offensive. Ai Playoffs, PJ Washington registra 46 punti su 67 penetrazioni totali (68.7 PTS%), il 64% FG al ferro (25/39) e 44% FG dal pitturato (16/36). Se l’intenzione dei Celtics sarà quella di tentare di annullare il pick-and-roll con il centro (Gafford o Lively) strutturandosi per cambiare e quindi togliere i lob e limitando i rischi da skip pass in angolo di Doncic, per PJ Washington verranno meno opportunità da creatore secondario. Quindi aumentando il livello di responsabilità nei suoi confronti.

Una possibile complicazione può nascere dall’accoppiamento del lungo dei Boston Celtics con Derrick Jones Jr. In primo luogo, questo porterebbe anche i pick-and-roll con PJ Washington a finire con un cambio. Inoltre, questo testerà l’attività da roll man di Jones. Seppur ha già avuto occasioni di inserimento con il blocco a favore di Doncic o Irving, rappresentavano un tentativo di matchup hunting. Perciò, spesso avveniva il raddoppio sul palleggiatore permettendogli una ricezione libera a cui ha comunque risposto efficacemente. Se invece i Celtics sapranno contenere il vantaggio che Doncic può generare affidandosi al drop e al recupero del difensore dopo aver aggirato il blocco, Jones si potrà trovare in situazioni in cui è meno confortevole per bassa frequenza di attività. Al netto di ciò, l’intera serie contro i Minnesota Timberwolves è emblematica di come i Dallas Mavericks hanno mostrato adattabilità a un ampio numero di coverage tentati. Quello che non hanno ancora pienamente affrontato è una difesa che può scegliere di cambiare in multiple situazioni come i Boston Celtics. Verso le NBA Finals, è la sfida più intrigante da seguire.

NBA Finals Xs & Os: la difesa dei Dallas Mavericks

L’aspetto preponderante che ha accompagnato l’arrivo dei Dallas Mavericks alle NBA Finals risiede nella capacità di proteggere il ferro. Le basi di questo nascono dalle mosse alla trade deadline: prima del 10 febbraio, concedevano il 70.3% (28°), da quel giorno alla fine della stagione regolare il dato è sceso al 62.3% (1°). Ora, ai Playoffs è ulteriormente migliorato: 59.4%, unito al 42.3% dal pitturato. Oltre a questioni di personale, ciò che distingue i Mavericks sono disposizioni che assicurano di mantenere sempre un rim protector in posizione anche con cambi volanti, accettare di forzare il palleggiatore verso gli aiuti così da risultare efficaci a contestare i tiri e maggiore affidamento sulla difesa perimetrale per perfezionare i tempi di aiuto. Tutti aspetti che hanno brillato contro Oklahoma City Thunder e Minnesota Timberwolves, che saranno messi alla prova contro i Boston Celtics.

In particolare, la presenza non eccessivamente mobile nei pressi del ferro di Zubac o Gobert, oppure di esterni non minacce da dietro l’arco come Terrance Mann, Josh Giddey, Lu Dort o Kyle Anderson ha alimentato la forza di tali scelte. Al contrario, i Celtics dispongono di multipli tiratori che combinano volume ed efficacia. Fino all’arrivo alle NBA Finals, quattro giocatori tirano con più del 39.0% e tra questi sono esclusi Al Horford (34.6%), Jaylen Brown (36.6%) e Jayson Tatum (29.0%). Nella gara di regular season, Porzingis ha chiuso con 4/8 da 3P, i Celtics con 62 punti nel pitturato, Tatum e Brown con rispettivamente 8 e 11 punti da penetrazione (13 e 11 effettuate). L’allineamento a 5 fuori, ancor più con il posizionamento di Porzingis nella zona centrale rispetto agli angoli, è un elemento di pericolosità non appena la difesa collassa sugli attacchi in palleggio. Dallas dovrà anticipare lo sforzo per ridurre l’esposizione del lungo agli occhi del palleggiatore, coprendolo in seconda battuta con delle pre-rotazioni. In quanto la citata ricchezza di opzioni da tre punti dei Celtics disincentiva il gioco da roamer (accoppiamento con attaccante avversario meno pericoloso per giocare più libero in aiuto) di Lively o Gafford.

I lunghi dei Mavericks saranno quindi portati a difendere in spazi più ampi come mai prima delle NBA Finals. Questo non rappresenta necessariamente un game changer a favore dei Celtics: già precedentemente, soprattutto con Lively, hanno mostrato predisposizione ad accettare i cambi sul perimetro, mentre Gafford in Gara 5 contro Minnesota ha saputo gestire un livello di pressione maggiore sul pick-and-roll a dispetto della sua comfort zone in drop. La discriminante è la presenza nell’attacco dei Boston Celtics di quattro esterni in grado di giocare da palleggiatori a più livelli. Si vede come (clip 2) Lively può essere messo in una scomoda posizione quando deve difendere un lungo in grado di ben aprire il campo. Sarà interessante se i Mavericks sceglieranno di staccarsi per poi recuperare con un lungo closeout e forzare Porzingis a mettere palla per terra piuttosto che concedere il tiro dalla ricezione. Come spesso visto nella serie contro i Minnesota Timberwolves, soprattutto con Doncic, l’attacco ha un possibile 2 contro 1 in angolo visto uno dei due difensori concentrato sull’aiuto al ferro. Mentre quando non c’è un allineamento a 5 fuori, Dallas ha mostrato diverse possibilità per disturbare il penetratore anche con dei peel switch (cambio sul palleggiatore quando batte il diretto difensore). Il confronto tra movimento di palla e rotazioni difensive sarà uno dei fattori chiave delle NBA Finals.

Legato a tale aspetto c’è la gestione difensiva del pop sul gioco a due. Dallas per filosofia dà precedenza al lavoro sul palleggiatore quando si avvicina a canestro. Finora le minacce sono state relative, seppur contro OKC si sono visti concedere tiri di questo genere a Holmgren che, come prima evidenziato in relazione a Porzingis, ha mostrato difficoltà a battere i mismatch e prendere vantaggio dal palleggio. La scelta di cambiare mette Boston nelle condizioni di giocare isolamenti dal post o dalla linea del tiro libero (tipici per Porzingis). Qui saranno decisive le spaziature perché Dallas ha dimostrato di lavorare molto bene dietro la palla con dei cambi a resettare gli accoppiamenti nella maniera più congeniale. Inoltre, Boston da sempre è rodata per contrastare le rotazioni contro il pop con il taglio a togliere un difensore da quei pressi che va a finire nel dunker spot per poi punire eventuale secondo aiuto sull’attacco del closeout in penetrazione (clip 1). Oppure direttamente liberando quello spazio (clip 3). Una scelta potenzialmente applicabile è il cambio all’ultimo, seppur correndo il rischio di un tiro da tre punti sopra il difensore, in qualche modo forza l’attacco a ricercare una seconda via qualora venisse ben pressata la ricezione. Inoltre, limiterebbe l’entrata in rotazione dell’intera difesa, aspetto che Boston può arginare con i suoi palleggiatori, ancor più se contro un matchup di minor taglia. Questo è ciò che più può complicare la possibilità per la difesa dei Mavericks di possedere fisicità nei pressi del ferro.

Tutto ciò ben riassume quella che si può definire la consapevolezza situazionale dell’attacco dei Boston Celtics. Ossia la capacità di comprendere dove si trova e per chi il maggiore vantaggio: se in azioni di screening tra guardie, lontano dalla palla, per i lunghi vicino a canestro o nei primi secondi. A tal proposito, finora nessuna delle difese affrontate era sufficientemente disposta per contrastare sia Jayson Tatum che Jaylen Brown. Se il miglior difensore si occupa del primo ma il secondo ha un confronto favorevole, ecco che i Celtics guarderanno a quella fonte di punti forti anche della possibile presenza di superiore fisicità. Da questo punto di vista, i Mavericks appaiono più dotati con il duo Derrick Jones (vs Jaylen Brown) e PJ Washington (vs Jayson Tatum). Nella gara del 1 marzo le difficoltà in single coverage di Josh Green erano visibili, perciò sarà curioso notare anche i giochi di rotazione tra le due squadre per non subire con specifici giocatori target dei rispettivi attacchi.  Quanto a Tatum e Brown, parliamo di due giocatori che in penetrazione registrano il 77.4% e 75.4% di punti ottenuti, rispettivamente nono e terzo per punti nel pitturato. In più, rispetto a quest’ultimo dato è bene comprendere tutto ciò che poi nasce da quei paint touches che sono in grado di generare. Con conseguente atteggiamento deciso della difesa dei Mavericks quando gli avversari si riversano internamente. La capacità di complicare e limitare l’entrata in area unito al decision making degli esterni dei Celtics è un altro elemento da osservare fin dall’inizio delle NBA Finals.

Il lavoro nei dettagli e ricerca di vantaggi

Nella prima clip si intravede quello che può essere l’iniziale assetto difensivo dei Dallas Mavericks: Doncic e Irving per Holiday e White, Washington e Jones per Tatum e Brown e per finire il lungo con Porzingis. Da subito con Lively possono accettare il cambio perché c’è meno pressione sul punto di attacco del lettone contro un 4, ancor più negli ultimi dieci secondi dell’azione. Sarà affascinante vedere ciò che avviene quando Dallas concederà i cambi. Su questo è ben specificare che questa scelta ha avuto un aumento in frequenza già prima delle NBA Finals, ma come assunto i Celtics sono la squadra più difficile da affrontare in tal senso. In tutte le tre situazioni mostrate successivamente, ricercano sempre di tenere Lively vicino a canestro e tra giocatori non coinvolti (Irving e Washington in clip 3, Irving, Lively e Washington in clip 4). Proprio il tema che è stato un marchio nelle serie giocate finora. Un aspetto differenziale sarà quello di mantenere ordinate queste rotazioni, non permettere all’attacco di batterle sul tempo quindi restando più possibile accoppiati. Mentre i Celtics cercheranno invece di giocare il proprio uno contro uno con pochi palleggi, un altro tema da monitorare ossia quando incorrono in possessi stagnanti (13.6 possessi a partita in isolamento, 0.97 PPP) a cospetto di movimento di palla. Presumibilmente, questo mix di rotazioni si presta di più con Lively e Kleber, che potrà avere un aumento di minuti e importanza nelle dinamiche di queste NBA Finals.

I Celtics non si allontaneranno dall’intenzione di coinvolgere Doncic e Irving difensivamente, il riferimento sarà nella quantità e nei momenti in cui avverrà. Il matchup hunting è controllato e parte integrante del loro attacco, come stato contro Haliburton, Garland o Mitchell. Spesso avviene utilizzando White da bloccante per Tatum o Brown, dando vita a diverse opzioni che vanno ben oltre l’attacco in isolamento dopo il cambio. Sempre richiamando il tema della versatilità, Joe Mazzulla può trovare diversi tipi di bloccanti secondo esigenza. Ecco perché potremo vedere più volte il back court dei Celtics in azione durante queste NBA Finals. Qui, a cospetto della stagione regolare, Dallas appare più disposta a cambiare invece che giocare hedge & recover.

Questo limita i rischi di creazione secondaria con vantaggio da pop o short roll, ma ancor più permette di applicare quella scelta difensiva di stazionare davanti al palleggiatore per mandarlo verso il lato di campo più ricco di aiuti, come visto più spesso contro gli Oklahoma City Thunder. Oppure cercheranno di proteggere Doncic con un raddoppio successivo al cambio, i cui tempi di realizzazione saranno decisivi. Ancora però ricorre il tema dello spacing offensivo dei Celtics che può complicare la piena efficacia, soprattutto quando liberano la fascia centrale con i tre giocatori non coinvolti posizionati in angoli e dunker spot (concetto simile applicato al game winner di Doncic contro Minnesota). Quanto si vede nelle ultime due clip può essere un’anticipazione se Dallas manterrà fede a quanto fatto finora: collassare in area anche preventivamente all’inizio del palleggio e affidarsi ai recuperi perimetrali con collaborazione, con l’intento di forzare tiri contestati.

A fianco dello spacing a 5 fuori, si aggiunge la potenziale importanza del gioco da dunker spot o linea di fondo. Con il rim protector concentrato sul palleggiatore, il giocatore in angolo deve ruotare in aiuto (uno dei motivi per cui si concedono quei tiri agli avversari). In quel punto, spesso perlustrato da Doncic che balla a confine del pitturato, Boston può mettere sia un lungo quindi trovabile con un lob, che un esterno per ridurre la taglia a contrastare la penetrazione, pronti a mettere in visione appena il difensore si espone verso il penetratore. La capacità di far muovere la difesa può aprire a questi passaggi alle spalle e in ognuna di queste clip si evidenzia come l’attacco dei Celtics fiorisca con la possibilità di entrare in area. La resistenza dei Mavericks in queste NBA Finals passa soprattutto da ciò che faranno per impedire ciò con facilità restringendo gli spazi. E si vede come già in quella gara c’è predisposizione a mettersi su queste linee con posizionamenti ai gomiti. In risposta ci si potrà attendere proprio più questo genere di spaziatura da parte dei Celtics dove gli spazi in ala si liberano per favorire gli attaccanti. Inoltre, come si vede nel primo possesso, se sono aggressivi dai primi secondi diventa più difficile sostenere più attacchi. Lively contiene la penetrazione e i matchup si risistemano, ma c’è una seconda pronta partenza da parte di Tatum che scatena nuove rotazioni battute sul tempo.

Per concludere, vanno rimarcati alcuni elementi di gioco in comune. Il primo è l’uso del post: per entrambe è sia una situazione per cui variare nelle ricezioni e zone di campo da cui far creare i propri attaccanti ma anche un generatore di soluzioni per l’intera squadra. Per i Celtics è più diffuso tra i singoli, con 7.8 possessi di media ai Playoffs. Come detto in precedenza, con l’attuale starting five Jason Kidd gode di maggior sicurezza in termini di single coverage contro Tatum (23 PTI in 33 Post Up, 52.6% FG) e Brown (14 PTI in 28 Post Up, 53.8% FG). Ma da monitorare sarà come i due, ma anche Holiday, cercheranno dei cross match in transizione, oppure quanto queste situazioni si verificheranno in accordo al matchup che affrontano.  Se per i Mavericks difensivamente l’imperativo è non sottoporsi a dover inviare raddoppi, in attacco il gioco in post è circoscritto a Luka Doncic, che ne ha fatto più uso in assoluto nella serie contro gli Oklahoma City Thunder (11 possessi su 23 totali ai PO) per punire i raddoppi che arrivavano con frequenza. Ma proprio in quella serie, seppur in maniera selettiva, PJ Washington ha visto ricevere dei set destinati a creare quei possessi spalle a canestro. Perciò, in parte questa può essere una serie in cui riprendere quanto fatto contro determinate scelte difensive.

In numerose clip mostrate finora e legato ad altri aspetti c’è l’attacco nei primi secondi. Non si tratta di transizione o contropiede, ma occasioni di cogliere la difesa impreparata e sfruttare determinate spaziature. Da questo punto di vista, ai Playoffs Celtics e Mavericks sono rispettivamente dodicesimi e ottavi in PACE (numero di possessi a partita). Nella gara di stagione regolare, per Doncic e Irving si sono presentate diverse opportunità di lavorare con questa libertà, soprattutto per isolare il coverage più determinati ad attaccare, che sia con un pick-and-roll tradizionale o invertito. A questo proposito, da osservare l’utilizzo del blocco portato alto oltre la linea dei tre punti per manipolare Porzingis o Horford che non intenderanno alzare la propria presenza in maniera eccessiva. Invece, per i Celtics è qualcosa di più ricorrente e si fonda su quanto detto in precedenza: prendersi il vantaggio con convinzione e creare da quel frangente, per mano di ognuno dei quattro esterni in grado di iniziare e gestire l’attacco, costringendo la difesa a dover monitorare ogni giocatore in campo. Fino a prima delle NBA Finals, la squadra di Joe Mazzulla è stata estremamente efficace nel produrre con il tiro da due punti tra i 22 e i 15 secondi nell’azione: convertendo il 71.2% dei 153 2PA (10.9 a partita). Questo a fronte di varie possibilità fronte o spalle a canestro. Quindi la transizione difensiva di Dallas dovrà focalizzarsi sul combinare presa della palla e accoppiamenti funzionali che portino i Celtics a giocare a difesa schierata.

Il volume di storie che contorna queste NBA Finals, non solamente tattiche, è incredibile. Va sempre considerato che esiste una dose di inevitabile talento che in questi contesti sa prendere la scena ben oltre tutti i dettagli che circondano il gioco. Come spesso auspicato, in queste serie il lasso di tempo tra la presentazione di un problema in campo, la sua soluzione e l’immediata contromossa è davvero minimo per ogni squadra. È il più alto livello sotto ogni aspetto, nel più alto momento della carriera di ognuno di questi giocatori.

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